Anatomia di un Calligrafo (Performance Act)

ANATOMIA DI UN CALLIGRAFO [THE PILLOW BOOK Dream] “Tutti sanno che una cosa è impossibile da fare, finché arriva un giapponese che non lo sa, e la inventa.” Questa rilettura irriverente di una celebre frase attribuita ad Albert Einstein (“Tutti sanno che una cosa è impossibile da fare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa, e la inventa”) è forse il modo migliore per introdurre un genere, la letteratura femminile del periodo Heian, del quale “Le note Del Guanciale” è uno degli esempi più noti e pregevoli. Scritto dalla poetessa giapponese Sei Shonagon intorno l’anno 1000 D.C., in un’era ed in uno stato (il Giappone) in cui le donne erano figure assolutamente in subordine, rispettate, ma relegate ad oggetti di puro ornamento, in questo contesto assolutamente impari nacque la corrente poetica del Zuihitsu (随筆), per molti versi fu portata in auge da scrittori uomini, ma che aprì il solco miracolosamente ad alcune meravigliose scrittici dell’altro sesso, cosa impensabile, fino a quel momento e di cui Le Note Del Guanciale divenne una delle massime espressioni. Questo testo ha nel tempo ispirato moltissimi racconti, ma colui che forse meglio ne ha estratto un succo tanto fertile, quanto originale, fu la mente di Peter Greenaway, che ne diede una magnifica trasposizione filmica nella pellicola The Pillow Book, a cui spudoratamente ci ispiriamo. Il nostro è un atto d’amore e riconoscenza per qualcosa che ha nutrito per anni i nostri occhi ed i nostri cuori, innanzitutto. Un naturale omaggio alla delicatezza di un rituale in cui corpo, scrittura e racconto si incontrano ad un livello forse mai più toccato. È un compito assai oneroso riportare in vita quei sensi scossi da quelle visioni, quella levità di immagini e versi, tenuti insieme da una genuinità di racconto che mal si sposano con i feroci e sterili tempi odierni. Per questa esatta ragione verrà da noi tradotto usando dei supporti sensuali che ne rimandino la memoria, senza ledere il sogno originario, facendoci noi stessi oggetto d’amore reso in scrittura, in una bolla di immaginario ove soltanto la parola tiene le redini del gioco, l’inchiostro che cola è unico padrone della scena, il rumore giace lontano, il presente è confinato alle nebbie inique. Qui soltanto la scrittura domina, e noi ne siamo gli umili servi… “Quando Dio creò la prima immagine d’argilla di un essere umano, vi dipinse sopra gli occhi, le labbra, e il sesso. Quindi vi dipinse su il nome di ogni persona, affinché il suo possessore non potesse mai dimenticarlo. Se Dio era soddisfatto della sua creazione, dava vita all’immagine d’argilla dipinta, firmandola con il suo nome” (Sei Shonagon, da: Le Note Del Guanciale – 1000 D.C.)